La storia del Padre sotto processo
Interrogato se le accuse siano vere, Stefano risponde con l'intera storia d'Israele: il nostro Padre che appare ad Abraamo, Giuseppe, Mosè respinto dai suoi, un vitello d'oro, un tempio mai necessario. Chiama i suoi ascoltatori eredi dei loro padri. Lo lapidano, e lui chiede perdono per loro.
7 1Allora il sommo sacerdote chiese: «Stanno così le cose?»
2Stefano disse: «Fratelli e padri, ascoltate: il nostro Padre della gloria apparve al nostro padre Abraamo, in Mesopotamia, prima che egli abitasse a Caran,
3e gli disse: “Lascia il tuo paese e i tuoi parenti, e va’ nel paese che ti mostrerò.”
4Egli lasciò il paese dei Babilonesi e si stabilì a Caran. Dopo che suo padre fu morto, il nostro Padre lo fece emigrare di là in questo paese, dove voi ora abitate. 5Non gli diede in esso alcuna eredità, neppure un palmo di terra; eppure promise di darne il possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene egli non avesse figli. 6E il nostro Padre disse che la sua discendenza sarebbe stata straniera in un paese non suo, ridotta in schiavitù e maltrattata per quattrocento anni.
7“Ma io giudicherò la nazione che essi serviranno,” disse il nostro Padre, “e dopo questo essi usciranno e mi renderanno culto in questo luogo.”
8E gli diede il patto della circoncisione. Così Abraamo generò Isacco e lo circoncise l’ottavo giorno; Isacco generò Giacobbe, e Giacobbe i dodici patriarchi.
9I patriarchi, invidiosi di Giuseppe, lo vendettero perché fosse condotto in Egitto; ma il nostro Padre era con lui, 10e lo liberò da tutte le sue afflizioni, e gli diede grazia e sapienza davanti al faraone, re d’Egitto, che lo costituì governatore dell’Egitto e di tutta la sua casa. 11Or sopraggiunse una carestia e una grande sofferenza in tutto l’Egitto e in Canaan, e i nostri padri non trovavano cibo. 12Giacobbe, avendo udito che in Egitto c’era del grano, vi mandò i nostri padri una prima volta. 13La seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli, e la famiglia di Giuseppe fu resa nota al faraone. 14Poi Giuseppe mandò a chiamare suo padre Giacobbe e tutti i suoi parenti, settantacinque persone in tutto.
15E Giacobbe scese in Egitto, dove morì lui e i nostri padri. 16Essi furono trasportati a Sichem e deposti nel sepolcro che Abraamo aveva comprato a prezzo d’argento dai figli di Camor, a Sichem.
17Ma come si avvicinava il tempo della promessa che il nostro Padre aveva fatto ad Abraamo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto, 18finché sorse sull’Egitto un altro re, che non aveva conosciuto Giuseppe. 19Costui, agendo con astuzia contro il nostro popolo, maltrattò i nostri padri, costringendoli ad abbandonare i loro neonati perché morissero.
20In quel tempo nacque Mosè, bello agli occhi del nostro Padre. Egli fu allevato per tre mesi nella casa di suo padre. 21Quando fu abbandonato, la figlia del faraone lo adottò e lo allevò come proprio figlio. 22Mosè fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani, ed era potente nel parlare e nell’agire.
23Quando egli ebbe quarant’anni, gli venne in cuore di andare a visitare i suoi fratelli, i figli d’Israele. 24Vedendone uno maltrattato, prese le difese dell’oppresso e lo vendicò, uccidendo l’Egiziano. 25Egli pensava che i suoi fratelli avrebbero compreso che il nostro Padre dava loro la salvezza per mezzo della sua mano; ma essi non compresero.
26Il giorno seguente si presentò a loro mentre litigavano, e cercava di rappacificarli, dicendo: “Uomini, siete fratelli. Perché vi fate torto l’un l’altro?” 27Ma colui che faceva torto al suo prossimo lo respinse, dicendo: “Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? 28Vuoi uccidere me come ieri uccidesti l’Egiziano?” 29A questa parola Mosè fuggì e visse come straniero nel paese di Madian, dove generò due figli.
30Passati quarant’anni, un angelo gli apparve nel deserto del monte Sinai, nella fiamma di un roveto ardente. 31Mosè, vedendo ciò, si meravigliò; e mentre si avvicinava per guardare meglio, venne la voce del nostro Padre:
32“Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe.” Mosè, tutto tremante, non osava guardare. 33Allora il nostro Padre gli disse: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove stai è terra santa. 34Ho visto e riveduto l’afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito i loro gemiti e sono sceso a liberarli. E ora vieni, ti manderò in Egitto.”
35Questo Mosè che avevano rinnegato, dicendo: “Chi ti ha costituito capo e giudice?”, proprio lui il nostro Padre mandò come capo e liberatore, per mezzo dell’angelo che gli era apparso nel roveto. 36Costui li condusse fuori, operando prodigi e segni nel paese d’Egitto, nel mar Rosso e nel deserto per quarant’anni. 37Questi è il Mosè che disse ai figli d’Israele: “Il nostro Padre vi susciterà, tra i vostri fratelli, un profeta come me.” 38Questi è colui che, nell’assemblea del deserto, era con l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e con i nostri padri; e ricevette parole viventi da trasmettere a noi.
39I nostri padri non vollero obbedirgli; anzi, lo respinsero e, nei loro cuori, si rivolsero di nuovo all’Egitto, 40dicendo ad Aaronne: “Facci degli dèi che vadano davanti a noi, perché quanto a questo Mosè, che ci ha condotti fuori dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa gli sia accaduto.” 41E in quei giorni fabbricarono un vitello, offrirono un sacrificio all’idolo e si rallegrarono per l’opera delle loro mani. 42Ma il nostro Padre si voltò e li abbandonò a rendere culto all’esercito del cielo, come è scritto nel libro dei profeti: “Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant’anni nel deserto, casa d’Israele? 43Avete portato la tenda di Moloc e la stella del vostro dio Refan, le immagini che vi foste fatte per adorarle; perciò io vi deporterò al di là di Babilonia.”
44I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che parlò a Mosè di farla secondo il modello che aveva visto. 45E i nostri padri, avendola ricevuta, la introdussero con Giosuè nel paese posseduto dalle nazioni che il nostro Padre scacciò davanti a loro. E così fu fino ai giorni di Davide, 46il quale trovò grazia davanti al nostro Padre e chiese di poter trovare una dimora per il nostro Padre. 47Ma fu Salomone che gli edificò una casa. 48L’Altissimo però non abita in case fatte da mani d’uomo, come dice il profeta:
49“Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi edificherete, dice il nostro Padre, o quale sarà il luogo del mio riposo? 50Non ha forse la mia mano fatto tutte queste cose?”
51«Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e di orecchi, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi. 52Quale dei profeti non perseguitarono i vostri padri? Essi uccisero coloro che avevano preannunciato la venuta del Giusto, del quale ora voi siete diventati traditori e uccisori; 53voi che avete ricevuto la legge per mezzo degli angeli e non l’avete osservata.»
54Nell’udire queste cose, essi fremevano di rabbia in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. 55Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria del nostro Padre e Gesù che stava alla destra del nostro Padre, a a v55 Stefano vede Gesù in piedi accanto al nostro Padre nel cielo: il Figlio onorato alla destra del Padre, distinto dal Padre eppure partecipe della sua gloria.
56e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra del nostro Padre.»
57Ma essi, gridando ad alta voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui; 58e, cacciatolo fuori dalla città, si misero a lapidarlo. I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane di nome Saulo.
59E mentre lo lapidavano, Stefano invocava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito.» b b v59 Morendo, Stefano affida il suo spirito a Gesù: la stessa preghiera che Gesù rivolse al Padre sulla croce (Luca 23:46). Rivolgerla a Gesù è confessarlo come Signore.
60Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato.» E, detto questo, si addormentò.